Cos’è il perfezionismo e come gestirlo?

Perfezionismo

La vita quotidiana di tutti è influenzata da pressioni che provengono sia dall’esterno che dall’interno. Ci si impegna molto per raggiungere gli standard prefissati, per soddisfare le proprie ed altrui aspettative e per apparire perfetti e senza difetti, perché raggiungere la perfezione per molti significa essere più forti, più valorosi e più importanti. Tuttavia l’esigenza di essere sempre impeccabili durante una performance e la ricerca continua di una posizione e di un ruolo sempre migliori, possono comportare alti livelli di ansia e stress e  diminuire la qualità di vita. Cerchiamo quindi di approfondire cos’è il perfezionismo e le modalità secondo le quali si presenta e ci condiziona, così da imparare come gestirlo al meglio.

Definizione di perfezionismo 

Il perfezionismo è un insieme di pensieri e comportamenti basati sul bisogno di raggiungere standard eccessivamente elevati e realizzare performance prive di difetti al fine di ottenere approvazione e stima, e sull’evitare di compiere qualsiasi errore, difetto e fallimento.
Lo scopo di tali condotte è quello di fronteggiare la sensazione di inadeguatezza e debolezza socialmente ed internamente percepite, garantendosi così un senso di adattamento, di appartenenza e di importanza. 

Il perfezionismo può essere di tre diversi tipi: 

  • Perfezionismo autodiretto: implica l’imposizione di obiettivi irrealistici di perfezione e l’evitamento del fallimento con ogni mezzo a disposizione. Ciononostante, visto che la perfezione non è mai totalmente raggiungibile, le persone coinvolte nel perfezionismo autodiretto sono caratterizzate da alti livelli di autocritica, recriminazione verso sé stesse e focus sull’insuccesso, sviluppando di conseguenza alti livelli di stress e di burnout. 
  • Perfezionismo orientato verso l’altro: implica l’imposizione di un’ipercritica domanda di perfezione sugli altri, le cui prestazioni sono destinate a meticolose analisi. Questa dimensione di perfezionismo è caratterizzata da difficoltà  interpersonali, dettate da stili comportamentali aggressivi ed ostili, che possono provocare anche solitudine e problemi familiari/coniugali. 
  • Perfezionismo socialmente prescritto: implica la ricerca della perfezione di sé non sostenuta da un proprio bisogno, ma causata della convinzione che gli altri lo richiedano. In questo modo, i perfezionisti socialmente prescritti cercano di essere eccellenti secondo le esigenze, i desideri e le aspettative altrui. Simultaneamente promuovono un’immagine positiva del sé nelle interazioni con gli altri ed evitano di mostrare e rivelare parti di sé che percepiscono come critiche. Questo tipo di perfezionisti cerca l’approvazione sociale e, per questo motivo, ha la tendenza ad evitare tutte quelle situazioni che comporterebbero il diniego altrui. Ciò comporta pessimismo nelle relazioni future, paura del rifiuto e dell’abbandono, e bisogno di essere accettati ed accuditi. 

Come il perfezionismo condiziona le persone?

Come evidenziato, le persone perfezioniste sperimentano spesso emozioni negative, come ansia, sintomi depressivi, paura di deludere le aspettative e timore di essere di scarso valore. Tendono anche a non essere consapevoli dei propri bisogni e desideri, o a ignorarli, per aderire ad uno standard sociale che non li rispecchia, ma al quale sentono di doversi conformare per ottenere approvazione e affetto. Proprio perché la perfezione non è realisticamente raggiungibile, le persone perfezioniste sono caratterizzate da una costante insoddisfazione rispetto a sè e alle proprie performance, oltre che alla sensazione di non sentirsi all’altezza, e per questo, non essere amabili. Questo può portare a fare esperienza di vissuti di vergogna, senso di colpa, e paura del rimprovero o del rifiuto. Per raggiungere standard personali particolarmente esigenti, inoltre, si può arrivare a sottovalutare lo stress ed interpretare gli eccessivi sforzi fisici e mentali profusi come inevitabili e necessari, e quindi normalizzarli. 

Come gestire il perfezionismo e trasformarlo in una risorsa?

È importante però puntualizzare che essere perfezionisti, in sé, non è automaticamente fonte di sofferenza. Oltre al perfezionismo maladattivo, di cui si è parlato finora, esiste un perfezionismo adattivo, che si verifica quando le persone agiscono con consapevolezza rispetto agli obiettivi che stabiliscono ed ai passi per realizzarli. In questo senso, sviluppare un perfezionismo adattivo consente alle persone di acquisire le seguenti capacità:

  • Prefiggersi standard elevati ma realizzabili;
  • Valutare attentamente costi e benefici di un impegno, adattandosi con una certa flessibilità al contesto e alle esperienze di vita; 
  • Organizzare e focalizzare i propri sforzi sull’obiettivo, in maniera realistica ed efficace;
  • Trarre piacere dalle sfide che ci si prefissa.

Queste caratteristiche fanno sì che si possa sperimentare una certa soddisfazione personale in relazione alle proprie azioni, un aumento dell’autostima, della creatività e dell’entusiasmo, indipendentemente dall’esito della prestazione; anzi nel caso in cui si dovesse sbagliare, l’errore può rappresentare una nuova occasione per imparare.

Attraverso un percorso di sostegno psicologico o di psicoterapia, si può gradualmente passare da un perfezionismo maladattivo ad un perfezionismo più adattivo, comprendendo la natura di questa spinta alla perfezione e la funzione che ricopre nella vita della persona. È possibile ridimensionare le aspettative di perfezione, siano esse interne, esterne o derivanti dalla società, per far sì che esse non impattino più negativamente sulla propria qualità di vita, ritrovando il piacere nelle proprie attività quotidiane, siano esse legate alla sfera lavorativa, ad un hobby, alle relazioni interpersonali o a qualsiasi altro ambito.

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