Ti è mai capitato di voler declinare un invito o una richiesta, ma di non riuscire a farlo, finendo per acconsentire?
Dire di no non solo è più difficile rispetto a dire di sì, ma espone anche a tutta una serie di difficoltà ed emozioni negative. Nella vita di tutti i giorni, infatti, tendiamo spesso a dire di sì per paura del giudizio negativo che l’altra persona potrebbe sviluppare nei nostri confronti o per paura che una nostra risposta negativa possa originare una discussione o un conflitto proprio con le persone che hanno avanzato la richiesta o la proposta in questione.
Ma da cosa dipende questo meccanismo? E come possiamo provare ad agire diversamente? Scopriamolo insieme.
Dire di no: quali emozioni ci provoca?
Una delle motivazioni per cui è così difficile declinare un compito o un invito è semplicemente il fatto che farlo ci fa stare male, ma dietro questo malessere c’è di più. Talvolta, per esempio, diciamo di sì per compiacere l’altra persona, per evitare di discutere e per timore che l’altro possa arrabbiarsi con noi o che se ne possa andare. Il fatto di acconsentire a tutto, anche quando non ne avremmo voglia, può essere un modo per mantenere la relazione, per non incorrere nel rischio che ci sia una frattura, di cui ci sentiremmo poi colpevoli. Vediamo meglio quali possono essere le emozioni spiacevoli legate al dire di no.
- Paura: di non considerare un’opportunità, di pentirci della nostra scelta, in generale di perderci qualcosa se diciamo di no. Può esserci, però, anche una paura più relazionale, legata al timore che l’altro si arrabbi con noi, che si faccia un’idea negativa su di noi e che, quindi, non ci consideri più una seconda volta. In altre parole, abbiamo paura di compromettere o perdere il rapporto.
- Senso di colpa: la difficoltà a dire di no può essere dovuta al fatto che sentiamo di deludere l’altro o di essere responsabili del suo eventuale malumore. Può capitare di sentirsi inadeguati per non essere riusciti a soddisfare le aspettative dell’altro, come se fosse una propria mancanza, e quindi, una colpa che alimenta la tendenza ad acconsentire sempre. A lungo andare, però, questo può portarci a sentirci sovraccaricati da tutto ciò che dobbiamo portare a termine per compiacere gli altri e questa dinamica crea una nuova declinazione del senso di colpa: la colpa verso noi stessi, per non essere stati in grado di seguire i nostri reali desideri.
- Vergogna: dire di no a volte ci fa vergognare di noi stessi, magari perché significa ammettere un nostro limite. In una società che spesso ritiene di fondamentale importanza la performance, darsi la possibilità di comunicare che non si riesce a completare anche quel progetto aggiuntivo oppure che una sera si preferisce non uscire non è scontato, soprattutto se invece le persone intorno a noi sembrano riuscire a fare tutto. Questo confronto può essere fonte di vergogna perché ci possiamo sentire in difetto rispetto ai nostri doveri o a ciò che ci viene richiesto dall’esterno.
Anche se si può pensare il contrario, sentire tutte queste emozioni è molto comune e non c’è nulla di sbagliato in questo. Imparare a dire di no è un processo che si può apprendere diventando sempre più consapevoli dei propri confini e dei propri bisogni ed imparando a comunicarli agli altri. Ma come si fa?
Imparare a dire di no dando spazio ai propri bisogni
Per tutte le dinamiche esposte finora, talvolta, non sappiamo dire di no perché non sappiamo riconoscere quali sono i nostri bisogni, desideri e confini, oppure, seppur consapevoli di essi, abbiamo paura di esprimerli o di farli rispettare agli altri. È dunque fondamentale:
- Imparare ad ascoltarsi, per comprendere sempre meglio quali sono le proprie necessità, le proprie mancanze e le proprie esigenze. Per esempio, se ultimamente si fa fatica a prendere sonno, uno dei bisogni che si ha è quello di dormire e riposare. Dunque se un’amica propone di uscire e fare tardi, questa sarebbe un’occasione per sintonizzarsi con sé stessi e declinare l’invito. È importante, dunque, prendersi del tempo per riflettere e riconoscere se la richiesta che ci è stata avanzata risponde o si scontra a qualche nostro bisogno, per agire di conseguenza.
- Familiarizzare con i propri desideri, cioè con tutte quelle cose che non vanno necessariamente a soddisfare un bisogno, ma che abbiamo genuinamente voglia di fare perché ci piace farle. Se una proposta o una richiesta non risponde ad un nostro desiderio, possiamo declinare e possiamo farlo semplicemente perché, appunto, non è nelle nostre corde.
Tutto ciò è fattibile ogni qualvolta ci si trova in un contesto che consente una scelta autonoma. Esistono, infatti, dei contesti in cui siamo liberi di dire di no (anche se magari non lo facciamo) e contesti in cui è più complesso, per esempio in ambito lavorativo, dove abbiamo dei doveri da rispettare indipendentemente da ciò che desideriamo/abbiamo il bisogno di fare. Può essere, quindi, utile iniziare a diventare sempre più consapevoli delle occasioni in cui possiamo iniziare a sperimentarci declinando richieste o inviti quando vorremmo farlo. Può essere utile, ad esempio, partire parlandone con le persone a noi più vicine, come il partner, le amicizie e la famiglia, che rappresentano contesti più flessibili. Riuscire a dire di no in questi contesti ha un doppio vantaggio: da un lato permette il riconoscimento e la libera espressione dei propri bisogni e dall’altro fa capire alle persone a noi vicine che siamo persone diverse con esigenze diverse, da rispettare tanto quanto le proprie. Ne deriva così maggiore autenticità e libertà nelle relazioni: lasciando che gli altri ci conoscano e ci apprezzino per chi siamo e non per il fatto che diciamo sempre di sì a tutto ci aiuta ad avere rapporti qualitativamente migliori.
Ma come si fa a comunicare in maniera assertiva i propri bisogni e desideri?
Comunicare in maniera assertiva
Comunicare in maniera assertiva significa riconoscere le proprie emozioni e saper manifestare i propri bisogni, desideri, preferenze, nonché difendere i propri diritti, in modo chiaro con onestà e nel rispetto dell’altro. La mancanza di assertività può portare l’individuo a lasciarsi prevaricare dalle richieste altrui o, d’altro canto, a utilizzare l’aggressività per difendere i propri diritti. Potremmo dire, dunque, che l’assertività è un modo efficace per difendere i propri bisogni senza prevaricare sull’altro.
Gli elementi che caratterizzano la comunicazione assertiva sono:
- Rispetto: rispettare i sentimenti, i diritti e i bisogni nostri e altrui anche quando contrastanti.
- Chiarezza: esprimere in modo chiaro e diretto i propri sentimenti e i propri pensieri.
- Capacità di negoziazione: la comunicazione assertiva è una comunicazione che vede alla base due bisogni opposti ma che alla fine vengono soddisfatti entrambi tramite un compromesso tra le parti.
- Ascolto attivo: caratterizzato da empatia, accettazione e comprensione.
Fornire una motivazione oltre al nostro rifiuto può contribuire a fare di una comunicazione una comunicazione assertiva, la quale può essere accompagnata anche da una proposta alternativa oltre ad un mero rifiuto. Difatti, quando le persone capiscono il “perché” di un no, sono più inclini a dimenticarsene dal momento in cui ciò li porta a sentire che la loro richiesta è stata comunque presa in considerazione seriamente.
Se anche tu hai difficoltà a dire di no e vuoi imparare a comunicare in maniera assertiva i tuoi limiti ed i tuoi bisogni, fissa un primo colloquio.

