La scuola, in alcuni casi, può rappresentare il primo contesto esterno alla famiglia in cui al bambino viene chiesto di sperimentarsi. Abituato a vivere la quotidianità della vita familiare all’interno dell’ambiente domestico, infatti, il bambino si trova per la prima volta di fronte ad un grande cambiamento, che gli richiede di modificare il proprio modo di relazionarsi con sé stesso, con gli altri e con l’ambiente circostante. Andare a scuola non è vissuto allo stesso modo da tutti i bambini: se per alcuni rappresenta un’avventura nella quale lanciarsi, per altri potrebbe costituire una fatica troppo pesante da affrontare, della quale avere paura o dalla quale voler scappare, rifugiandosi nelle amorevoli cure dei genitori o dei caregiver. Ma quindi in cosa consiste l’inserimento scolastico e quali difficoltà implica?
Cosa si intende per inserimento scolastico?
Con il termine “inserimento scolastico” si definisce il periodo di tempo all’interno del quale il bambino, insieme alla sua famiglia, si trova a doversi adattare ad una nuova situazione di vita, comprendente l’esperienza di nuove relazioni e nuovi contesti, che rappresenterà un’opportunità per il futuro, non solo sul piano educativo e individuale, ma anche su quello relazionale e sociale. Approcciarsi ad altri bambini e bambine, provenienti da famiglie diverse, rivolgere la propria attenzione a nuove figure adulte diverse da quelle significative ed alle loro richieste, adattarsi a regole e schemi che magari in casa non è solito utilizzare sono tutti aspetti che rappresentano delle novità, alle quali dedicare tempo ed energie. In alcuni casi, questi sforzi richiesti in un contesto in cui il caregiver non è sempre presente potrebbero portare alcuni bambini a provare ciò che viene definito ansia da separazione, principalmente causata dal timore che la figura di attaccamento venga a mancare. È un’emozione assolutamente normale nel processo di sviluppo di un bambino quando, per le prime volte, si trova a doversi separare dalle principali figure significative fino a quel momento presenti, in genere i genitori. Inoltre, nelle prime fasi, il bambino non ha ancora sviluppato un vero e proprio senso di memoria, dunque non riesce a capire che il caregiver tornerà.
Come si può manifestare l’ansia da separazione?
Man mano che il bambino si sente rassicurato e supportato nel processo di inserimento scolastico, inizierà a comprendere che può esplorare anche allontanandosi dalla base sicura rappresentata dai caregiver. In questo caso si può parlare di ansia da separazione adattiva. In alcuni casi, invece, l’ansia da separazione non viene gestita ed elaborata in modo funzionale: essendo un momento stressante sia per i genitori che per il figlio, quest’ultimo potrebbe non sentirsi al sicuro nell’esplorazione e/o avere difficoltà ad adattarsi al nuovo ambiente e alle nuove relazioni. Di conseguenza, può capitare che si sviluppino alcuni disturbi come il panico scolare o la fobia scolastica. I loro sintomi principali sono balbuzie, vertigini, mal di testa, mal di pancia, palpitazioni, diarrea e vomito, i quali si verificano la mattina prima di andare a scuola e scompaiono quando il bambino si ricongiunge con la figura significativa o quando gli viene permesso di saltare la giornata scolastica. Talvolta, questi sintomi possono esordire fin dalla sera prima, portando il bambino ad un riposo insufficiente, spesso disturbato da incubi e continui risvegli.
Quali possono essere le difficoltà per la famiglia?
L’inserimento scolastico, però, non è critico solo per il bambino, ma anche per la famiglia. La separazione, infatti, non è sperimentata unicamente dal bambino, ma anche dai genitori, i quali devono porre fiducia nelle capacità e nelle competenze di cura di altre persone. Le emozioni maggiormente provate, in questi casi, sono:
- Preoccupazione: al momento del distacco, infatti, può capitare che il bambino pianga e questo può instaurare nei genitori dei pensieri ricorrenti rispetto a come il bambino si sentirà senza di loro e su come l’interazione con le nuove figure modificherà il loro rapporto.
- Senso di colpa: una madre, per esempio, può decidere di inserire il proprio bambino in un asilo nido sia per un obbligo lavorativo sia per il bisogno che può sentire di tornare ad assumere un ruolo diverso da quello genitoriale. Ciò provoca senso di colpa per la separazione, ma anche per il pensiero che il proprio figlio si possa sentire abbandonato.
- Gelosia: molti genitori sentono timore nel passaggio da una relazione genitore-figlio ad una relazione triadica genitore-figlio-educatore/insegnante. Le figure scolastiche e gli educatori, infatti, diventano punti di riferimento per i bambini e spesso, nelle credenze dei genitori, questo aspetto può rappresentare una sostituzione del loro ruolo.
Sia il bambino che la famiglia, dunque, si trovano a dover affrontare una riorganizzazione del proprio modo di stare insieme, adattandosi ad altri spazi, tempi e modalità. È importante, quindi, entrare in un’ottica di cooperazione tra contesti e ruoli, così che i genitori non si sentano soli nell’affrontare i cambiamenti che l’inserimento scolastico implica, ma affinché possano riuscire a considerare le figure scolastiche come risorse d’aiuto efficaci alla sicurezza, al benessere e alla crescita del proprio figlio. È essenziale la consapevolezza dei sentimenti e del disagio, cercando sempre di più di comprendere che questo è un passaggio che i bambini sono portati a compiere per diventare più indipendenti ed integrarsi nelle vita sociale e che, seppur il tempo passato insieme sia quantitativamente minore, l’importante è l’intensità e la qualità di esso. Ma quali sono effettivamente gli interventi chiave per affrontare al meglio l’inserimento scolastico?
Come gestire meglio le difficoltà legate all’inserimento scolastico?
- Legittimazione delle emozioni: la separazione dovuta all’inserimento scolastico, come descritto prima, è un momento di trasformazione emotiva. È importante dare uno spazio alle emozioni contrastanti provate, rielaborando il distacco ed aprendo il dialogo rispetto a cosa accadrà, come accadrà e alla certezza che il genitore tornerà a ricongiungersi con il bambino. In questo modo, le incertezze e le paure non vengono evitate e nascoste, ma affrontate insieme per rendere il processo più prevedibile e, di conseguenza, sereno.
- Collaborazione tra ruoli: sviluppare una buona relazione di fiducia tra operatore e genitori risulta essere cruciale non solo per calmare le preoccupazioni di questi ultimi, ma anche per creare un clima stimolante per l’esplorazione del bambino tranquillizzando le sue paure e le sue ansie. Ci deve essere un’integrazione tra il mondo genitoriale e quello scolastico, in quanto maggiore è la loro comunicazione, maggiore sarà la sicurezza e confidenza con cui il bambino si inserirà nel nuovo ambiente.
- Rispetto dei tempi e dei momenti chiave: ogni bambino ed ogni famiglia rappresentano una realtà a sé, con bisogni, difficoltà e storie diverse. È essenziale, sempre in un’ottica cooperativa, avere presente che l’ambientamento scolastico dovrebbe essere un cambiamento graduale e flessibile, nel rispetto dei tempi e delle esigenze di ciascuno. Bisogna porre attenzione ai momenti più delicati come, ad esempio, il momento del saluto, critico in quanto rappresenta un distacco, ed il momento del ricongiungimento, in cui il bambino possa sentirsi libero di descrivere la sua giornata ed esprimere le sue emozioni, siano esse negative o positive, che l’hanno caratterizzata.
Quello dell’inserimento scolastico, dunque, è un processo delicato e complesso: il bambino, fuori dal suo ambiente abituale, si trova a doversi adattare ad un contesto nuovo, con nuove persone con cui relazionarsi e regole diverse da osservare; i genitori, travolti da emozioni contrastanti, si trovano a dover collaborare con altre persone a cui hanno affidato il proprio figlio. È importante sottolineare, però, come questo sia un passaggio essenziale per permettere la crescita personale e sociale del bambino. Cambiare è crescere, conoscere è esplorare ed essere consapevole delle emozioni che caratterizzano tale processo è la chiave per renderlo più graduale, cooperativo, flessibile e, di conseguenza, più funzionale. Affinché sia tale, inoltre, è rilevante che sia proprio il bambino a poter rivestire un ruolo attivo in tale percorso. È fondamentale, infatti, che il bambino possa mettere in gioco in prima persona le proprie capacità di adattamento ed esplorazione, attraverso la mediazione delle figure adulte volte ai suoi bisogni. Questo concetto, diverso da un inserimento passivo del bambino all’interno di un gruppo e di un ambiente già formato, viene racchiuso nel termine ambientamento scolastico, che talvolta abbiamo utilizzato per trasmettere questo concetto.
Se la situazione di difficoltà legata all’ambientamento scolastico persiste nel tempo, oppure se gli/le insegnanti lo suggeriscono, può essere molto utile rivolgersi a psicologi infantili che aiutino i genitori e i propri figli e le proprie figlie a vivere questo momento di cambiamento con più serenità, fornendo strategie utili per gestire lo stress, favorendo la scoperta del nuovo ambiente.
Per scoprire il nostro servizio di psicologia evolutiva e ricevere una consulenza per acquisire strategie utili a gestire l’ambientamento scolastico, fissa un primo colloquio.

